La Peste a Palermo nel 1575. Gian Filippo Ingrassia il medico che salvò la città

Gian Filippo Ingrassia fu un medico e anatomista siciliano. Il nome, probabilmente, vi suonerà familiare, perché a lui è dedicato un ospedale di Palermo. L’attività di Ingrassia, infatti, fu fondamentale per il capoluogo per debellare la terribile peste che afflisse la città tra il 1575 e il 1576.

Chi era Gian Filippo Ingrassia

Il medico nacque a Regalbuto nel 1510. Amò da sempre la cultura e, dopo un primo periodo di preparazione a Palermo, giunse all’università di Padova. Qui ebbe contatti con i grandi della medicina e si laureò. Insegnò all’Università di Napoli e la sua fama crebbe notevolmente. Fece importanti scoperte anatomiche, prima tra tutte quella della staffa, un ossicino dell’orecchio.

Tornò in sicilia e il Senato lo promosse “lettore ordinario di medicina”. I suoi criteri medici, grazie ai casi dai lui seguiti, si diffusero notevolmente. Ingrassia continuò a procedere con l’attività scientifica, con risultati fondamentali.

Quando la Sicilia fu sconvolta dalla peste, tra il 1575 e il 1576, il vicerè don Carlo, duca di Terranova, lo chiamò benché fosse già avanti con gli avanti e non i eccellenti condizioni di salute. Fu allora che Ingrassia dette prova di integrità, notevole generosità e di inconsueta competenza nel prestare soccorso e cure ai cittadini colpiti dalla malattia.

La cura della peste

Dalle osservazioni e dalle riflessioni ricavate da questa terribile esperienza trasse il materiale per il suo prezioso “ Informatione del pestifero et contagioso ”. Il grande successo del suo intervento fu l’aver aggredito il morbo su due fronti: quello medico-sanitario e quello istituzionale. Fece varare una serie di interventi di isolamento, dettati dal criterio dell’urgenza.

A livello istituzionale, il suo intervento si consolidò nella prevenzione, cioè in quelle misure atte a ridurre il contagio: l’obbligo di “denuncia” della presenza di un malato da parte della famiglia o del medico; l’istituzione di lazzaretti;, la predisposizione di un cordone sanitario; la realizzazione di un regime di separazione tra sani, sospetti e malati; la chiusura di scuole e luoghi pubblici; la proibizione di visite ai malati o ai defunti;, la promozione della quarantena per le navi che arrivavano nel porto; l’uccisione di un enorme numero di animali che vennero neutralizzati con la calce; la proibizione di tutti gli assembramenti.

Palermo guarì dalla peste e l’attività di Gian Filippo Ingrassia ci dimostra, oggi più che mai, l’importanza di comportamenti responsabili e ragionati.

Fonte: SiciliaFan